Caro Babbo Natale,
sono un po’ cresciuta dall’ultima volta che ti ho scritto, quest’anno però non posso esimermi dal farlo. Sei l’ultima spiaggia. Non ti offendere, lo sai che ti stimo ed è proprio per questo che mi appello a te. Non so che notizie giungano al Polo Nord, ma quelle in circolazione lasciano tanto a “desiderare”. Questa volta urge che tu esaudisca le mie richieste … almeno in parte!
Il trenino su rotaie lo posso comprare nei mille supermercati in zona, una giacca nuova non è necessaria, e oro e argento con la fatica si possono ottenere. Urge il tuo intervento su questioni d’altra natura. Non puoi interferire direttamente sulle decisioni degli uomini o cancellare ciò che è fatto, quindi ti chiedo di intervenire sulle canzoni.
Vorrei che tu cancellassi “Boys don’t cry” dei Cure. So che causeresti un dispiacere alle nostre orecchie, ma pensaci: per farlo dovresti fare in modo che gli uomini piangano. Pensa di quanti dispiaceri o malefatte saremmo al corrente. Pensa di quante verità e gioie ci riapproprieremmo.
Poi vorrei che cancellassi un’altra canzone “Achilles last stand” dei Led Zeppelin. In quanti si consolano sperando che il grande uomo regga la terra, invocando trascorsi ormai passati?
E allora basta, eliminala. Per far ciò dovresti fare in modo che le genti godano del proprio presente. Non sognino sentieri da favola ma che li vivano ogni giorno. E allora non servirà più Achille a reggere il mondo ma lo sorreggeremo insieme, ogni giorno.
Poi toccherebbe a “Sally” di Vasco Rossi. In questo caso dovresti fare in mondo che nessuna donna e nessun uomo per i suoi atteggiamenti debba essere portato via perché “rovina il morale alla gente”, che nessuna “Sally” sia “stanca” e perciò voglia “dormire”.
Vorrei che cancellassi “Povera Patria” di Battiato, sai quanti anni sono passati da quando la ha pubblicata?
Eppure questa povera patria è ancora “straziata dagli abusi di potere […] tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!” e per dirla ancora con le sue parole “Questo paese è devastato dal dolore”.
E, mentre ancora “nel fango affonda lo stivale dei maiali”, Babbo caro, la questione Corea un’altra guerra fa intravedere, ma “non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore”?
Capisci allora che è il caso di togliere un po’ di successo a Battiato?
Se non lo farai la gente continuerà a sognare Lucy nel cielo con i diamanti, i Beatles, comunque, non diventerebbero meno famosi, e noi sicuramente saremmo più felici.
Babbo, non so se esisti. C’è un tipo d’uomo che crede in te: l’uomo curioso.
Lui sicuramente legge il giornale, e la rubrica “a briglia sciolta”, che è fatta tanto per parlare, la legge a maggior ragione.
Se la mia lettera non fosse arrivata al Polo Nord, lui te la racconterà e così le mie richieste potrai comunque esaudire.
Caro Babbo, ho una richiesta finale, vorrei che tu esistessi davvero, così i Pink Floyd in Wish You Were Here non potrebbero più parlare di tutti quelli che hanno “scambiato un ruolo di comparsa nella guerra con il ruolo di protagonista in una gabbia”.
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